martedì 8 dicembre 2009

Tappa Beira-fiume Zambesi

Sabato-domenica 5-6 dicembre

Sabato è stato un giorno di trasferimento. Abbiamo lasciato il sobborgo di Inhamizwa e ci siamo diretti verso la parrocchia di Murraça. La strada più corta tra le due località, essendo una pista di terra battuta e sabbia, è anche quella che richiede maggior tempo di percorrenza in questa stagione in cui i primi acquazzoni stanno già creando notevoli difficoltà.
Abbiamo quindi fatto il giro lungo, costeggiando il parco nazionale di Gorongosa a nord-ovest. Sono 450 km su strada asfaltata che nascondono un’insidia pericolosa: buche enormi che appaiono all’ímprovviso e che solo uno sguardo vigile e una mano forte e salda riescono (non sempre) a evitare. È anche un percorso senza stazioni di servizio per cui è stato con un certo sollievo che ci siamo subito fermati alla prima pompa di gasolio (prezzo 50 centesimi al litro) all’entrata di Caia. Quest’ultima è una cittadina a pochi chilometri dalla nostra destinazione finale, Murraça, e sorge in prossimità del nuovo ponte che attraversa lo Zambesi, collegando così la zona centro a quella nord.

Murraça

La missione di Murraça è stata fondata dai Padri Bianchi nel 1946. Tra i pionieri anche due padri italiani: Cesare Bertulli e Paolo Marostica. Nel 1971 tutti i Padri Bianchi sono espulsi dal Mozambico e la missione passa in altre mani. Dopo l’indipendenza nel ’75 rimane praticamente senza preti e suore. Si apre un capitolo molto doloroso per la gente del posto segnato dalla guerra civile tra Frelimo e Renamo che causerà morti, distruzioni, carestie,sofferenze indicibili e un esodo di massa verso il vicino Malawi. La guerra finisce nel 1992 e i Padri Bianchi ritornano a partire dal ’93. Dal 1996 si insediano definitivamente e iniziano il recupero sistematico degli edifici abbandonati e semidistrutti. Da allora le trasformazioni sono state rapide: è arrivata la corrente, il telefono, il segnale del cellulare e, fra un ano o due, la banda larga in fibra ottica. La ferrovia che univa queste località rivierasche a Beira è stata riparata e c’è già un treno alla settimana che fa l’andata e ritorno tra Mutarara (sulla sponda nord dello Zambesi, a un a cinquantina di km da Murraça) e Beira. Prezzo in prima classe: 350 meticais (meno di 10 euro), tempo di percorrenza: una notte intera.
La maggior parte della gente è povera: molti vivono ancora in capanne e l’acqua corrente e l’elettricità rimangono, per i più, dei lontani miraggi.

Il grande fiume

Il clou della giornata di domenica è stata una gita in barca sullo Zambesi, imponente e intorbidito dalle recenti piogge. È un fiume maestoso che in alcuni punti potrebbe sembrare un lago se non fosse per la forte corrente che spinge a valle.

Abbiamo avvistato una famigliola di ippopotami da cui ci siamo prudentemente tenuti alla larga. L’ippopotamo è l’animale che fa più vittime in assoluto nel continente africano.




Tre notizie che hanno attirato la mia attenzione in questa settimana:
1. La distruzione della macchia sulla fascia costiera della capitale per fare spazio a lussuose residenze che stanno spuntando come funghi. Tutto il mondo è paese, purtroppo.
2. Le proteste dei fotografi che accusano il governo di rovinargli l’attività. Con l’introduzione obbligatoria delle nuove carte d’identità biometriche, sparisce la fetta di guadagno generata dalle foto-tessera. Forse sarebbero necessarie altre leggi.
3. Una recentissima analisi di una èquipe della Banca Mondiale ha rivelato che le cause che impediscono uno sviluppo lineare e veloce del Paese sono: corruzione, burocrazia e quello che qui chiamano, con un eufemismo, “oportunismo”, cioè il furto legalizzato. Probabilmente l’indagine è costata migliaia di euro. Bastava chiedere all’uomo della strada per giungere alle stesse conclusioni. E per di più gratis.
A proposito della mia riflessione sull’ìncubo rappresentato dai marciapiedi a Maputo chi capisce il portoghese può leggere un’interessante riflessione di Carlos Serra su www.oficinadesociologia.blogspot.com

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