domenica 7 aprile 2013

Da Tete con furore


Oggi, seconda domenica di Pasqua è l’ultimo giorno a Tete. Sono arrivato due settimane fa, il lunedì della settimana santa.  Martedì di nuovo in strada, destinazione Lilongwe, la capitale del Malawi, distante 380 km. Visto che dovevo uscire dal Mozambico per questioni di validità del visto, ne ho approfittato per assistere alla rappresentazione teatrale dei nostri giovani studenti che ha avuto luogo nella sala di conferenze di un hotel della capitale. Il tema era la commemorazione del 125° della campagna anti-schiavitù lanciata dal fondatore dei Padri Bianchi, Charles Lavigerie, e le situazioni di schiavitù moderna nell’Africa di oggi. Mercoledì imboccavo di nuovo la strada per Tete. Viaggiando tra le verdi e fertili colline della zona chiamata Angonia (divisa a metà dal confine tra il Mozambico e il Malawi) mi sono imbattuto in un incidente spettacolare –vedi sotto-ma senza gravi conseguenze per nessuno (tranne che per le tasche del proprietario del camion). Difficile identificarne la causa.
Tete: battesimo di fuoco
Questa città, situata nella zona centro occidentale del Paese, lungo il fiume Zambesi, fino a poco tempo fa era nota per il caldo torrido ed era frequentata per lo più da camionisti in transito che non vi trascorrevano più di 48 ore. Più recentemente la sua fama si spinge oltre confine,  per via dei ricchi giacimenti di carbone che ivi si trovano. Il risultato è che una cittadina addormentata dove le uniche creature che mostravano un po’ di vitalità erano le capre si è svegliata di soprassalto. La popolazione è triplicata in pochi anni, è arrivato un gran numero di tecnici stranieri  e il numero di macchine e mezzi è centuplicato. Cantieri, negozi, un ponte nuovo che sarà finito quest’anno (costruito dagli onnipresenti cinesi), banche e servizi fino a poco tempo fa impensabili stanno rapidamente trasformando il volto di Tete. Per saperne di più cliccate su 
C’è anche il rovescio della medaglia: inquinamento, sfruttamento, gente mandata via in qualche modo dalle loro terre perché sotto c’è un mare di carbone, lavoro infantile, aumento impressionante della prostituzione: questi e altri i problemi etici, sociali e ambientali che lo sviluppo sta portando con sè.

Rinascita della chiesa
Per trentacinque anni la Diocesi di Tete è stata gestita in maniera disastrosa. Da quattro anni a questa parte, dapprima con la nomina di un amministratore apostolico che si è fatto in quattro per mettere un po’ d’ordine nel marasma che ha trovato e poi con la nomina di un giovane vescovo un paio di anni fa, qualcosa si sta muovendo.
Nell’ultimo anno è arrivato personale nuovo per rafforzare un contingente sparuto di personale religioso e un ridottissimo clero diocesano. Tra questi ci siamo anche noi, i Padri Bianchi, che torniamo in questa diocesi dopo quarantadue anni. Mi soffermerò un’altra volta sui piani e progetti futuri.
Malgrado i lunghi anni bui della guerra, la mancanza di direttive dall’alto e una mancanza cronica di personale, la gente ha mantenuto e trasmesso la propria fede. Ho trascorso il triduo pasquale in due comunità che si trovano sulla riva sinistra dell’imponente fiume Zambezi, raggiungibile tramite un ponte sospeso lungo un chilometro, costruito negli anni sessanta. Due aspetti mi hanno colpito: le chiese gremite e il desiderio della gente di avere un prete stabilmente fra di loro.
Ho trascorso la settimana cercando terreni dove ci potremmo sistemare e una casa da affittare nei primi tempi; un esercizio utile che mi ha permesso di conoscere parte del territorio e di verificare i rapidi cambiamenti che stanno avvenendo. I prezzi degli affitti e degli immobili sono andati alle stelle rispetto a qualche anno fa.
Domani, lunedì, partirò per il Malawi per partecipare ad una riunione in cui si definirà meglio il nostro piano di azione e il nostro futuro in questa zona.

Incidente spettacolare

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Mozambico. Strada che attraversa la zona di Angonia. Come impennare un autotreno.

giovedì 14 marzo 2013

FLASH NEWS

4 marzo. Fine della prima parte del mio viaggio in Africa Australe. Jo'burg, Pretoria, Malelane. Domani partenza x il Mozambico. Incontrato tutti i confratelli che lavorano in Sudafrica

5 marzo. Viaggi un po' rocambolesco da Malelane (sotto il Kruger park)  a Maputo. Cambio macchina in frontiera  per evitare di viaggiare in Mozambico con la targa sudafricana. Dopo l'uccisione barbarica di un tassista mozambicano da parte della polizia sudafricana non vorremmo che ci prendessero a sassate solo perché abbiamo la targa sbagliata!
A Maputo ospite in uno spazioso appartamento nuovo che si affaccia sulla baia di Maputo

10 marzo: Arrivo a Beira sotto la pioggia battente.Vari quartieri allagati.Strade in stato pietoso. Erano in migliori condizioni 25 anni fa, in piena guerra civile. Certo all'epoca non c'era il traffico di adesso, soprattutto i camion con pesi giganteschi che stanno sfondando tutto.

12. Manga. Beira. Visita al Centro Santi Innocenti (l'orfanatrofio) che mi obbliga a slalom continui su strade allucinanti. Piogge intense, manutenzione zero, migliaia di camion.Chi pensa che qui ci sia un boom economico dovrebbe venire a fare un giro. Tolta l'isola felice (in alcuni quartieri) di Maputo (molto bello il nuovo aeroporto) il resto del Paese è ben lontano dall'essere funzionale e funzionante. Strade e ferrovie sono in uno stato pietoso. Le vie di Beira sembrano appena reduci da un massiccio bombardamento aereo. La crescita economica del 10 per cento prevista per il prossimo anno riguarderà si o no il 10 % della popolazione.

mercoledì 6 febbraio 2013

STOP RAPE NOW!


Questa petizione al governo indiano è il frutto dell'iniziativa di una giovane donna di origini indiane che ha 
deciso di fare qualcosa in risposta alla barbarica violenza di gruppo e risultante assassinio
di una giovane donna indiana. Per non dire "non sapevo" clicca sul link qui sotto, leggi, firma e inoltra.

This petition to the Indian Government is the initiative of a British national with Indian roots.
She decided she had to do something in the wake of the horrendous gang rape that rsulted in the death of a young Indian woman. Please click on the link below, sign and pass on to others

http://www.gopetition.com/petitions/justice-for-the-gang-rape-victim-in-india-don-t-let-h.html

mercoledì 30 gennaio 2013

Zambia, sogno finito 


Questa volta, a differenza di un anno fa, Lusaka non è esplosa di gioia per la vittoria della nazionale impegnata nella coppa d’Africa in Sudafrica. È vero che si trattava solamente del passaggio ai quarti di finale ma una vittoria (unico risultato utile) contro il Burkina Faso ieri sera avrebbe permesso ai Chipolopolo (“proiettile” nelle lingue locali) di passare il turno. Poi, negli scontri diretti, con un po’ di fortuna, magari si sarebbe potuto ripetere l’exploit dello scorso anno. E invece, nonostante abbia dato anche l’anima, l’undici zambiano non è riuscito ad andare oltre il pareggio e oggi se ne torna mestamente a casa.

Ritiro e assemblea 

Gennaio è veramente trascorso in un lampo. Sono rimasto quasi tutto il tempo a Lusaka, impegnato più che altro in lavoro d’ufficio, soprattutto per l’organizzazione del 125° della campagna anti-schiavista del nostro fondatore in questo angolo d'Africa.( Per info generali  sull'iniziativa vedi: http://www.news.va/it/news/limpegno-dei-padri-bianchi-contro-vecchie-e-nuove). Dieci giorni li ho però trascorsi a Kasisi, una località a una trentina di km da Lusaka, dove mi sono recato per i miei Esercizi Spirituali annuali, seguiti dalla riunione annuale dei padri bianchi dello Zambia. 

Tema del ritiro era la riscoperta della nostra vocazione come missionari della Società dei Padri Bianchi. Niente di nuovo, si dirà, ma è stato utile rivedere con calma la storia della propria chiamata, quello che ha implicato nel corso degli anni e che tipo di apostoli/testimoni siamo chiamati ad essere in quest’Africa che cambia rapidamente. Eravamo in 25, di tutte le età e di 18 paesi! 

Il numero è raddoppiato all’indomani della chiusura del ritiro quando ci siamo trovati, nello stesso centro, per la nostra assemblea annuale. Non è stato semplice coinvolgere più di 50 persone in temi e aspetti del nostro operato qui in Zambia e infatti probabilmente cambieremo il formato la prossima volta. Ma è stato anche bello vedere tanta gente tutta insieme in una volta sola, con un folto numero di giovani (preti e candidati nel periodo della loro esperienza pratica in missione); questo dà speranza per il futuro ed è l’altra faccia della medaglia, quella che non si vede nelle nostre comunità anziane del Vecchio Continente.

Piani futuri 
Per quel che mi riguarda, i prossimi due mesi saranno abbastanza movimentati: visita alle nostre comunità in Sudafrica (15 giorni), poi più di un mese in Mozambico, dove tra le altre cose dovrò valutare la possibilità di aprire una nuova comunità e un nuovo progetto a Tete, nella zona centro-ovest, lungo il fiume Zambesi, a valle della diga di Cahora Bassa. Presenterò il risultato delle mie “indagini” alla riunione dei grandi capi il mese di aprile, in Malawi e quindi prevedo di ritornare a Lusaka non prima della metà di aprile. Non mi rimane che darvi l’appuntamento su questa pagina per raccontarvi quello che troverò cammin facendo.





sabato 22 dicembre 2012

Buon Natale e Felice Anno Nuovo!

Sacra Famiglia. Fiume Zambesi. Mozambico
Saluti da una fresca e piovosa Lusaka. Tutto normale: siamo ormai in piena stagione delle piogge e, anche se quando esce il sole si sente che è estate, un po' di refrigerio è molto gradito.
Il paesaggio è tutto di un verde lussureggiante: è come se una gigantesca mano fosse passata con un altrettanto enorme pennello   per ricoprire l'uniforme tinta giallo-brunastra di qualche settimana fa.

Il giorno di Natale sarò con un pezzettino di famiglia: mio cugino Marco (nato e cresciuto qui) mi ha invitato a trascorrere la giornata nella sua casa di vacanza, sul lago Kariba.
Vi auguro di trascorrere un santo Natale, sia che vi troviate in compagnia di persone care che in quella di sconosciuti. La luce che continua a venire da Betlemme illumini la vostra vita e quella di quanti incontrerete sul vostro cammino.
L'anno nuovo vi porti quello che vi è più utile e necessario per vivere bene e in pace col prossimo.
Un caro saluto e arrivederci un arrivederci al prossimo anno.

mercoledì 5 dicembre 2012

Uganda, la perla d'Africa parte 2ª

Uno scorcio di Lourdel House a Kampala
Sono rientrato a Lusaka mercoledì 27 novembre. Il soggiorno in Uganda è stato fitto di incontri, lavori e seminari ma abbiamo goduto anche di un fine settimana di relax.
Eravamo 21 Padri Bianchi, di 13 diverse nazionalità diverse e presenti in 15 Paesi diversi. Lo scopo dell’incontro era quello di definire il più accuratamente possibile il ruolo del Coordinatore provinciale per quel che riguarda le aree principali del nostro essere missionari che sono: incontro e dialogo, giustizia, pace e riconciliazione e salvaguardia del creato. Dopo aver ascoltato le diverse esperienze (non solo ogni macro regione – che noi chiamiamo Provincia- è speciale ma molto diverse sono anche le situazioni da Paese a Paese), abbiamo cercato di raggiungere lo scopo che ci eravamo prefissi.

Monsignor Odama
Sono stati molto graditi anche alcuni interventi esterni. Dapprima quello  dell’Arcivescovo di Gulu (nord dell’Uganda), monsignor John Baptist Odama,  che ci ha parlato dell’impegno della Chiesa nel portare pace e riconciliazione in quella zona del Paese oggetto di una feroce guerra civile durata quasi 20 anni. Il vescovo era in prima linea nell'impegno per assicurare la pace ad ogni costo e il suo racconto dell’incontro con il sanguinario Joseph Kony, leader dell’Esercito della Resistenza del Signore, seppur narrato con un tono pacato e sommesso, ha fatto intendere quali rischi abbia corso per mettere fine al conflitto.

Sono poi venuti a condividere con noi le loro esperienze monsignor Giuseppe Filippi, comboniano, vescovo di Kotido, in Karamoja, una regione situata nel nord-est del Paese, al confine con Sudan e Kenya costituita fondamentalmente da savana arida e il team del centro per la giustizia e la pace Giovanni Paolo II, situato a pochissima distanza da Lourdel House che è un po’ il quartiere generale dei Padri Bianchi a Kampala e il luogo dove si è svolto il nostro incontro.
Come dicevo il fine settimana è  stato libero da riunioni. Sabato abbiamo trascorso la giornata nel centro Sharing,  2/3 km da Lourdel House. Il centro organizza importanti attività culturali e sportive e offre a tantissimi ragazzi la possibilità di frequentare una biblioteca e una sala di computer. Il 24 dicembre la giornata è stata organizzata attorno al tema del 125° anniversario della campagna anti-schiavitù lanciata  a partire dalla chiesa del Gesù a Roma, dal nostro fondatore, il cardinale francese Charles Lavigerie. Le attività sono state molte e variegate, con la presenza di alcuni ospiti illustri.

Il giorno dopo, domenica 25, ci siamo recati sulle sponde del lago Vittoria dove nel lontano 1879 sbarcarono i primi due padri bianchi. Era l’inizio di una storia ricca di momenti esaltanti ma anche di tragedie. Sul posto è stata eretta una chiesetta e una stele con due statue (bruttine) che raffigurano padre Lourdel (qui conosciuto come Mapeera, storpiatura del francese mon père) e fratel Amans.
Raggiungere il luogo è stata un po' un impresa perché, anche se solo distante una quarantina di km da Loudel House, ci siamo imbattuti in un traffico impensabile di domenica mattina, una maratona stracittadina e abbiamo dovuto fare i conti con il nostro mezzo di trasporto, uno scassatissimo pulmino che sembrava stesse per esalare l'ultimo sospiro ogni volta che affrontavamo una collina ( di cui a Kampala e dintorni c'è grande abbondanza). Da notare che c'era un gran pullulare di persone in uniforme lungo tutto il percorso (che è lo stesso che porta all'aeroporto): poliziotti, soldati, polizia stradale. Poi ci siamo ricordati che a Kampala c'era il vertice con i capi di Stato della regione per cercare di risolvere la crisi scoppiata a Goma (RD Congo) invasa dai ribelli del M23. 

Il santuario dei Martiri ugandesi  a Namugongo
Dopo la messa e il pranzo abbiamo rifatto il percorso al contrario. Arrivati alle porte di Kampala il traffico era così intenso che anche i Boda-boda, cioè i moto-taxi, famosi per la spericolatezza nella guida e il totale disdegno di ogni elementare norma del codice della strada, erano immobili in mezzo a un fiume in piena di veicoli. Quando Dio ha voluto siamo riusciti ad attraversare la città e ad arrivare alla collina di Namugongo, il luogo dove san Carlos Lwanga (uno dei 22 martiri ) venne bruciato vivo il 3 giugno 1886. I 22 martiri cattolici, e il gruppo ancor più numeroso di anglicani, stanno a testimoniare come la fede cristiana trovò un terreno fertile nella terra dei Baganda fin dall'inizio della predicazione dei missionari

In serata, come ciliegina sulla torta, abbiamo avuto la fortuna di assistere allo spettacolo del gruppo culturale Ndere. Sotto una magica luna piena, seduti in un piccolo ma capiente anfiteatro, siamo stati intrattenuti per quasi 4 ore (che sono volate!) da un gruppo talentuoso e ben affiatato di strumentisti, percussionisti e ballerine/i, mirabilmente coordinati da un direttore-showman che ha saputo variare tempi e ritmi con aneddoti, barzellette, imitazioni e l’intervento diretto del pubblico. Cercate Ndere troupe su Youtube per averne un’idea (sempre poca cosa rispetto all’atmosfera in diretta)